S. Massimo

Di Mauro Zelli
(tratto da "Leonessa e il suo Santo n.183 del 1995)

 

Chiesa del sesto di Forcamelone, ora non più esistente, era situata sulla via recta attigua al vicolo che tuttora ne conserva il nome: S. Massimo.
Nel 1373 l'università si Gonexa acquistò dall'ordine Geresolimitano per 1500 fiorini d'oro il castello di Fuscello con tutte le pertinenze, persone, la chiesa della S.ma Trinità e molti pezzi di terra tra cui il terreno nel luogo detto di S. Massimo presso la via pubblica per due lati confinante con gli eredi di Nicola Sinibaldi e l'altro con i beni di Giovanni di Nicola di Leonardo. Su questo terreno l' ultima pieve di Sesto dentro Leonessa.
            Ad essa venivano iscritti i forestieri e sotto di se aveva12 Ville del Piano; per soccorrere spiritualmente i suoi abitanti  furono eretti due canonicati sotto il titolo di S. Nicola di Giufolone e S. Giovenale di Marciano situati il primo sulla pianura e il secondo nella Villa Colabucci (Villa Camine), entrambi dipendenti da S. Massimo.
            Successivamente furono amministrati da due canonici residenti in loco che ottennero poi il titolo di Parroci a cui furono assegnati la cura delle anime ma non i benefici, le porzioni, i proventi e le decime dei canonicati. Nel 1465 nella visita Ezoli vengono menzionati i canonici e l'ordine di porre l'altare maggiore in mezzo alla parete e non in un angolo, come si trovava e ordina inoltre di dedicare un altare a S. Giovenale. Nel 1602 nella visita Visconti si nota che i sacramenti erano conservati in S. Maria del Popolo, il fonte battesimale di marmo era ben conservato e che la Chiesa di S. Nicola era diruta.Vi erano sotto la cura circa 240 famiglie la cui maggior parte abitava fuori Leonessa. Nel 1659 nella visita Facchinetti si rileva che vi erano tre altari dedicati a S. Nicola, a S. Massimo e a S. Giovenale.Il terremoto del 1703 colpì gravemente la chiesa nelle murature e nel pavimento. Nel 1712 il Vesc. Lascaris nella sua visita la descrive mediocremente grande con il tetto a tavole lignee, con due porte e una torre campanaria con due campanelle, con tre altari, un fonte battesimale e una sacrestia. Il Vesc. prosegue poi che la Pievania di S. Massimo curava 941 anime di cui 135 famiglie dimoranti in Leonessa e le altre in 12 Ville sparse per la pianura. Nel 1761 il vesc. dell'Acqua diceva che le anime erano 1100. Nel 1855 il titolo passò alla chiesa di S. Giovanni in Villa Lucci e poco dopo fu definitivamente abbandonato dopo che era passata al demanio; il simulacro della Madonna di Loreto fu trasportato in S.Carlo mentre i paramenti vennero dispersi fra le varie chiese. Sull'altare di S. Giovenale vi era un quadro raffigurante S. Giovenale e S. Nestore e un paliotto di cuoio dorato, donato nel 1667 da Mons. Nestore Rita (il quadro ora è in S. Carlo). nel 1872 essendo ormai priva di tetto fu spogliata di ogni arredo. Nel 1920 lesionata per terremoti e per l'incuria fu demolita.

 

La fine della Chiesa di S. Massimo


di Giuseppe Cultrera
(tratto da "Leonessa e il suo Santo n.213 del 2000)

Tre candele accese una dopo l'altra hanno chiuso ufficialmente il 25 luglio di 113 anni fa, dopo cinque secoli, la storia della chiesa parrocchiale di S. Massimo, che sorgeva lungo l'attuale Corso San Giuseppe a Leonessa. Oggi la ricorda soltanto il vicolo di S. Massimo, lungo il quale correva il fianco destro dell'edificio. L"atto di morte" è un documento in carta da bollo da Lire 1, conservato nell' archivio storico del Comune di Leonessa, in cui è registrata la "vendita con un solo incanto, per pubblica subasta col metodo della candela accesa, ed in base al, prezzo stabilito di Lire Centocinquanta (in lire odierne: 976.000), dell'area o spazio, che un giorno occupò la Chiesa Parrocchiale di San Massimo e Ville del Piano, divenuta totalmente diruta, nonchè dei ruderi dei muri che la circondano". 
            La Chiesa di San Massimo di Forcamelone era stata eretta sul terreno detto di S. Massimo appartenente al castello di Fuscello, acquistato nel 1373 da Leonessa. Era la chiesa del sesto di Forcamelone al quale erano iscritti i forestieri e vi facevano capo le 12 ville del Piano.
Ne11464 dipendevano da essa 240 famiglie, la maggior parte delle quali abitanti fuori Leonessa; nel 1659 c'erano tre altari dedicati a S. Massimo, S. Nicola e S. Giovenale. Il distruttivo terremoto del 1703 la colpì, gravemente danneggiando murature e pavimento, ma i danni furono riparati. La relazione della visita del vescovo Lascaris del 1712 la definisce "chiesa mediocremente grande, con tetto a tavole lignee, due porte, torre campanaria con due campanelle, tre altari, fonte battesimale e sagrestia", il parroco curava 941 anime, delle quale 135 famiglie in Leonessa. La decadenza comincia nel 1854, con la soppressione della parrocchia: la vecchia statua in legno della Madonna di Loreto, portata nella chiesa di S. Carlo e il titolo passa alla chiesa di S. Giovanni in Villa Lucci. Nel dicembre 1872la chiesa, ormai priva del tetto e il parroco Giuseppe Giancinquanta leva gli ultimi quadri e li fa portare in altre chiese; ora si trovano nella
chiesa di s. Carlo, come la campana.Quella mattina del 25 luglio 1887 la vendita si svolse alle nove nella sede del Vicariato Generale della Curia Arcivescovile di Spoleto, davanti al Vicario Francesco Zelli. Sono presenti i rappresentanti dei due enti ai quali andrà "per principio di equità e giustizia" il ricavato della vendita, cioè "Domenico Cherubini fu Tommaso", amministratore dell' Opera Pia San Carlo e Misericordia, o San Giovanni Decollato di Lenoessa" e Agostino Lucci fu Gregorio, amministratore della Chiesa del SS. Sacramento e  San Giovanni di Villa Lucci".
            All'apertura dell'asta viene accesa una prima candel, ma non si presenta nessuno; esaurita la prima e accesa la seconda ecco Antonio Zelli fu Bartolomeo che offre la stessa cifra della base d'asta, cioè 150 Lire. spenta la seconda si presenta Giuseppe Nocolai Lucci fu Gio. Agostino di Villa Lucci, il quale rilancia a 200 Lire (attuali 671,91 Euro). Quando si spegne la terza candela non ci sono state altre offerte e così Giuseppe Nicolai Lucci si aggiudica l'asta e diventa "proprietario assoluto e irrevocabile dell'area e ruderi suddetti". Il nuovo proprietario versa subito il prezzo convenuto e, che viene suddiviso fra le Chiese "eredi" di S. Massimo. L'atto precisa che Lire 100 vanno a Domenico Cherubini "nella qualità di amministratore dell' Opera Pia San Carlo e Misericordia, o San Giovanni Decollato di Leonessa, per addirle urgenti restauri della Chiesa sotto questo titolo, e minacciante ruina, la quale rimane sostituita, per fìliani (cioè i fedeli che ne facevano capo) di Leonessa a quella diruta di S. Massimo". Le altre 100 Lire sono versate ad "Agostino Lucci fu Gregorio, che dovrà erogarle in beneficio della Chiesa Madre per i filiani di tutte le Ville del Piano, sita in Villa Lucci.